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Dicono di lui: Francesco Guccini, uno splendido 70enne
Il più dotto, granitica coerenza, il poeta conviviale


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Francesco Guccini
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Francesco Guccini

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Roberto
Vecchioni
Il lanciatore di coltelli

Francesco de Gregori
Per brevità chiamato artista


Luciano Ligabue
Nome e cognome


Nomadi
Allo specchio


Se Fabrizio De André è stato un poeta della canzone. Se Francesco De Gregori è un intellettuale con la chitarra. Guccini è la sintesi di entrambi. Guccini non ha di De André l'immediatezza, la folgorazione. Non ha il ragionamento distaccato di De Gregori. Ma ha tutto il resto. Ironia, senso della storia, capacità di indignarsi, impegno politico vissuto con sospetto, curiosità verso il mondo.
Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore

Sapeste quante scopate che ci ho dato sulla schiena quando invece di studiare si metteva a suonare in camera sua con quelli dell'Equipe 84?
Ester Prandi, la sua mamma

Se dovessi azzardare, in due parole, qual è il denominatore comune dei testi di Guccini direi che è la gioia dell'impegno, la gioia di combattere le ingiustizie, la gioia di non essere come quell'Italia egoista e volgare vorrebbe che fossimo.
Vincenzo Cerami, giornalista e scrittore

Francesco io lo vedo come un albero, con delle radici solidissime, ben piantate in via Paolo Fabbri 43 o a Pàvana.
Red Ronnie, ex-bancario, ex-cantante, adesso presentatore tv

Di Guccini porto nella memoria le bottiglie. Un tipo che come lui ha bevuto un Mar Caspio di vino dimostra che l'alcool non è affatto contrario all'arte.
Stefano Benni, scrittore

La Locomotiva è una delle ballate più belle mai scritte in Italia. C'è tutto il secolo in sintesi: il mito del progresso, l'anarchia, i fantasmi e le urgenze di un'epoca pulsante.
Sergio Staino, disegnatore e creatore di Bobo

L'opera di Guccini mi orienta come una mappa piena di luoghi da scoprire e inventare. L'avevo già intuito quando andai al primo concerto a Mantova, ne ho avuto la conferma quando mi ha accompagnato in Argentina: un sedentario come lui è riuscito a schiudermi il coperchio del mondo.
Patrizio Roversi, comico-viaggiatore

Quella di Guccini è la voce di quello che un tempo si diceva il "movimento". Oggi, semplicemente una voce di gioventù. E cioè di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c'è un discorso interminabile: sull'ironia, sull'amicizia, sulla solidarietà.
Dario Fo, premio Nobel per la letteratura

Nostalgie, amori, senso delle relazioni.
Il sentimento dello scorrere delle cose. Tutto questo Francesco lo sa raccontare con una grazia speciale.
Sandra Petrignani, scrittrice

Se mi avessero dato venti lire ogni volta che ho ascoltato "Incontro" mi ci sarei comprato un biglietto aereo da farci il giro del mondo. Conosco tutte le canzoni di Guccini a memoria. Quando sono andato cercarlo a Pàvana e mi si è dischiuso in tutta la sua grandezza, è stato come essere davanti alla Madonna di Loreto.
Leonardo Pieraccioni, comico - attore - regista

Francesco Guccini diventò, per anni e anni, fino all'università e anche oltre, la colonna sonora di quel mio passato irrequieto e provinciale, conteso fra i treni rugginosi che mi portavano verso Bologna e le highways californiane dei miei scrittori preferiti, che mi portavano, con la fantasia, nel territorio del mito americano. Tramite Guccini studiai, per la prima volta seriamente, il greco. Scoprii che Guccini era un poeta conviviale del ventesimo secolo, come lo erano Alceo e Orazio nei loro tempi.
Pier Vittorio Tondelli, scrittore

Guccini è uno che trent'anni fa, ancora studente, magro, lungo e squattrinato, era un tormento quotidiano: flipperista smodato, tutti i santi giorni che Dio manda in terra, era un continuo: "Dai prestami cento lire che faccio una partitina, vedrai, batto il record". Era una tassa giornaliera alla quale nessuno degli amici più affezionati riusciva a sottrarsi, praticamente uno stipendio.
Guido De Maria, il testimone alle sue prime nozze

I momenti migliori di Guccini vengono dopo le due di notte. Allora, dopo aver scolato una quantità incredibile di alcoli misti alternati a caffè, al tavolo coperto di briciole della trattoria Vito, naturalmente all'angolo di via Paolo Fabbri, a Bologna, Guccini sfida gli amici a tenzoni poetiche, ciascuno dando all'altro un verso dalla rima difficile, da coniugare in ottave, e vince chi resiste più a lungo, alla maniera dei vecchi cantastorie. Vince sempre Guccini, e non solo perché conosce le tecniche, e ha un bel repertorio di rime salvagente, ma perché Guccini è un cantore da vaste pianure, non è un velocista, è un Bartali che macina sulla montagna e vince tenendo duro sui lunghi percorsi. Guccini è omerico, procede per agglomerazione, ha una gran sfacciataggine nell'osare una metafora dietro l'altra. Se vogliamo giocare al gioco del rifacimento celebre, dobbiamo pensare a Walt Whitman. E dentro ci sta tutto, la citazione dotta buttata là senza parere, la memoria intimistica, la descrizione paesaggistica.[…] Sembrerà strano (o no), ma con quella barba e quel suo corpaccio, con la sua erre padana e paesana, Guccini è forse il più colto dei cantautori in circolazione: la sua è poesia dotta, intarsio di riferimenti: che coraggio, far rimare "amare" con "Schopenhauer"!.
Umberto Eco, semiologo

E' il solo cantautore che si può ascoltare mentre uno legge o studia, quindi il solo cantante italiano che si può ascoltare con l'orecchio del cuore. Guccini esprime dei concetti ma dentro alla cose; e non il contrario, come capita ad altri. Così ha subito acquisito una semplicità tutta tesa che gli permette di esaminare se stesso e la propria vita, nonché il mondo, mentre racconta le sue canzoni (invece di cantarle). Come facevano i cantastorie veri a cui Guccini si richiama: "Quando in diverse occasioni mi chiedono di parlare delle mie canzoni e del come e del perché, di solito rispondo di sentirmi un cantastorie". […] Una prima verifica potrebbe essere il riascolto della Canzone delle situazioni differenti; ricordando contemporaneamente l'annotazione premessa da Guccini alle sei canzoni che compongono Stanze di vita quotidiana: "La canzone è il fatto di un momento, che serve per altri momenti". Con amabile indifferenza e con una certa ironia tutta da godere, Guccini sta componendo il suo Discorso sul metodo. La sua Canzone sul metodo.
Roberto Roversi, poeta

Abbiamo delle nonne in comune io e Guccini. Fa piacere avere tra i parenti un tipo come lui.
Sembra che non si sia mai allontanato da Pàvana, e racconta storie che hanno come scenario quei paesaggi che hanno accompagnato anche la mia infanzia: col cuore e le parole dei poeti.
Enzo Biagi, giornalista

De André era l'unico poeta della canzone d'autore. Gli altri, me compreso, con l'eccezione forse di Guccini, sono bravi, non poeti. Probabilmente è “La locomotiva” ad aver convinto Guccini di essere, come dice, un “cantastorie”, cosa che non è. Guccini è un “cantapensiero”, è un “cantadubbio”, il più alto, il più vero, il più sparpagliato e sincero che si conosca.[…]Ma proprio in questa "dubbiosità", non ancora chiara, ma pronta a farsi cosmica, sta la sua grandezza; Guccini non è di fronte a "un uomo qualsiasi" o a "una fetta di storia" o all'interpretazione di "un presente", assolutamente no. Lui è a tu per tu con l'uomo universale, di sempre e di mai, prima e oltre lo scorrere del progresso, ma rivisitato per intero, sezionato, indagato, fotografato nel suo illusorio dibattersi in sempre nuove verità proposte dalla storia e della cultura.
Roberto Vecchioni, cantautore e musicologo

Guccini è un contadino becero dell'Appennino tosco-emiliano che sa raccontare come quei contadini non si siano scrollati di dosso i costumi dei loro bisnonni.
Enzo Siciliano, scrittore e curatore della collana "I Meridiani" di Mondadori

Sul web
Concerto del 14-09-2009  
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